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Videosorveglianza e privacy: un tema tanto dibattuto, ma su cui circolano spesso ancora molti dubbi, soprattutto tra i privati cittadini. Cerchiamo di fare chiarezza, prendendo in considerazione varie casistiche.

Oggi moltissimi proprietari non si affidano soltanto a un impianto di allarme antifurto per prevenire furti e rapine, ma preferiscono dotarsi anche di una o più telecamere. Queste ultime, infatti, rappresentano un efficace deterrente e sono molto utili per scoraggiare i malintenzionati a introdursi all’interno di una proprietà privata.

Se anche tu desideri installare un impianto di videosorveglianza per rispondere a specifiche esigenze di sicurezza e tutelare la tua abitazione o il tuo ufficio da pericolose incursioni, considera sempre che l’installazione dovrà essere svolta nel rispetto di precise regole e provvedimenti.

La normativa per la videosorveglianza privata in Italia è regolamentata dal Provvedimento del Garante della Privacy del 2010 e ha l’obiettivo di tutelare la privacy dei cittadini: chi non la rispetta, rischia di incorrere in sanzioni penali.

In particolare, la norma prevede due adempimenti che riguardano:

  • l’area inquadrata dalla telecamera;
  • i cartelli da esporre per informare che la zona è videosorvegliata.

Continua la lettura per approfondire questi argomenti e per avere una panoramica su tutte le regole che bisogna tenere in considerazione prima di installare un impianto di videosorveglianza.

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Videocamera di sorveglianza: dove può essere installata e cosa può inquadrare

 

Sulla base della normativa, è consentita l’installazione di telecamere di videosorveglianza «in aree di pertinenza propria». Questo significa che è possibile posizionare una videocamera fuori dalla porta di casa, ma è bene prestare attenzione a cosa riprende.

Nel suo raggio di ripresa non possono comparire aree di transito comuni, come un parcheggio, un cortile o un intero pianerottolo. L’impianto di videosorveglianza deve controllare un punto preciso, una zona ben delimitata e di interesse del proprietario, come l’ingresso di casa, del negozio o le finestre.

Ma come comportarsi nel caso in cui la telecamera oltre all’ingresso della proprietà inquadri anche una porzione di strada? Questo scenario è più comune di quello che si potrebbe pensare e accade, ad esempio, quando la videocamera è installata in un piccolo negozio su strada o in una casa al piano terra.

La normativa in proposito è chiara: non ci si può spingere oltre alla zona di marciapiede in prossimità dell’ingresso, in modo da tutelare la privacy dei passanti. Se le videocamere puntano il più possibile verso la zona interessata, non si correrà alcun rischio.

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Videosorveglianza e privacy in condominio

 

Se fino a una decina d’anni fa le videocamere di sorveglianza erano installate perlopiù da proprietari di abitazioni indipendenti ed esercizi pubblici, oggi anche chi abita in condominio desidera sempre più spesso un sistema di telecamere, per sentirsi più al sicuro.

Quando si parla di videosorveglianza condominiale e privacy si apre però un grande dibattito. Questo perché in un condominio ci sono molte aree comuni, come le scale, i pianerottoli, i cortili che nella maggior parte dei casi rappresentano proprio il raggio d’azione delle telecamere.

Con la Riforma del Condominio del 2012 si autorizza l’installazione di impianti di videosorveglianza nelle aree comuni, che includono:

  • androne;
  • portone d’ingresso;
  • pianerottolo;
  • zona dei garage;
  • cortile ed eventuale giardino.

Queste telecamere hanno però il divieto di riprendere le zone private, come i balconi, gli ingressi delle singole abitazioni e le aree circostanti (altri edifici, strade, marciapiedi, esercizi commerciali).

Ma chi può decidere di installare telecamere nelle aree comuni di un palazzo? Soltanto l’assemblea condominiale, attraverso una regolare votazione. Se la maggioranza dei voti è contraria, non si potrà invece procedere.

È bene sempre ricordare che secondo il Garante della Privacy, l’installazione di un impianto di videosorveglianza per essere lecita deve rispettare il cosiddetto “principio di finalità”, ovvero lo scopo perseguito con tale azione deve essere determinato, esplicito e legittimo.

Per installare un impianto di questo tipo è necessario quindi che ci siano delle valide motivazioni alla base, che includono la tutela e la sicurezza delle persone e non è lecito scegliere di posizionare delle videocamere per controllare, ad esempio, il comportamento dei condomini.

L’amministratore è responsabile dell’installazione. Sarà suo compito contattare le aziende, valutare i diversi preventivi e affiggere i cartelli. Sempre a lui fa capo il trattamento delle registrazioni, che non possono essere conservate per più di 24/48 ore, come già anticipato.

Se invece è un singolo condomino a voler installare una telecamera nella sua area abitativa, come si deve comportare?

In questo caso, non è necessario avvertire né l’assemblea né l’amministratore, ma il condomino può procedere autonomamente con l’installazione. Tuttavia, per garantire il rispetto della privacy degli altri condòmini, è fondamentale che la telecamera inquadri esclusivamente le aree di sua proprietà (l’ingresso della sua abitazione, la sua porzione di pianerottolo, il suo garage o posto auto).

È vietato l’utilizzo delle telecamere di singoli condòmini per riprendere le aree comuni del condominio, nominate in precedenza: si rischia l’applicazione delle sanzioni previste dal Garante.

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Normativa videosorveglianza privata: installare un impianto all’interno della propria abitazione

 

Chi desidera installare un impianto di videocamere all’interno della propria abitazione, che sia una casa indipendente o un appartamento in condominio, non deve né richiedere permessi né affiggere cartelli che ne segnalino la presenza. Anche le registrazioni si possono tenere per un periodo di tempo illimitato.

In questo caso, l’impianto viene utilizzato per scopi personali e di conseguenza il Codice della Privacy non si applica, a patto che le telecamere non riprendano aree di transito comune.

La videosorveglianza è infatti legittima se fatta con l’intento di tutelare la sicurezza delle persone che abitano in quell’abitazione privata, mentre non è legale posizionare un sistema di telecamere per spiare e controllare eventuali lavoratori che si recano sul posto.

Quindi si dovrà informare baby sitter e collaboratori domestici della presenza della telecamera con un’informativa scritta, esplicitando anche l’uso che si farà delle registrazioni.

Videosorveglianza e privacy sono due tematiche strettamente connesse e spesso creano qualche dubbio. Ma è sufficiente analizzare con attenzione la propria situazione per capire come installare un impianto nel pieno rispetto della normativa. Contattaci per un preventivo.